Sempre più aziende attente al benessere: il dolore pelvico cronico entra nelle priorità delle imprese
Il dolore pelvico cronico rappresenta oggi una delle sfide rilevanti per il benessere delle persone e la sostenibilità delle organizzazioni. Sempre più datori di lavoro riconoscono oggi l’impatto concreto che queste condizioni hanno sul contesto lavorativo, segnando un cambiamento importante nel modo in cui la salute viene integrata nelle strategie aziendali.
Nonostante la crescente attenzione mediatica su temi come l’endometriosi e il dolore pelvico, queste condizioni restano spesso sotto diagnosticate e normalizzate, con conseguenze dirette sia per chi ne soffre sia per le aziende. Il dolore non riconosciuto, infatti, non è solo una questione clinica, ma anche organizzativa ed economica. I costi per i datori di lavoro legati a disturbi del pavimento pelvico non trattati possono essere significativi. Le collaboratrici colpite da questa problematica infatti rischiano di essere presenti ma con performance ridotte a causa di dolore, affaticamento o difficoltà di concentrazione. Sono costrette a giorni di malattia, assenze impreviste e assenze prolungate legate a dolore cronico, alla necessità di interventi chirurgici o a conseguenze psicologiche.
In assenza di un accesso precoce, discreto e strutturato al trattamento, questi costi tendono a moltiplicarsi, traducendosi in aumento delle richieste sanitarie, perdita di produttività e incremento del turnover.
In questo contesto si inserisce il lavoro di Mestrualia, startup altoatesina, associata CNA e che quest’anno ha partecipato al Premio Cambiamenti ottenendo una menzione nella semifinale del Nordest svoltasi a Verona. L’obiettivo di Mestrualia è quello di rendere la riabilitazione pelvica misurabile, predittiva e scalabile.
Oggi il problema è duplice. Da un lato, milioni di donne convivono con un dolore cronico ancora sotto-diagnosticato e sotto-trattato: una donna su cinque ne soffre, ma solo circa il 50% dei casi arriva a una diagnosi delle cause. Il tempo medio per ottenerla è di circa sette anni, con un costo medio di circa 20.000 euro per paziente. Dall’altro lato, professionisti e cliniche non dispongono di strumenti adeguati per gestire queste condizioni in modo strutturato, con difficoltà nel monitorare i progressi, mantenere l’engagement delle pazienti e misurare gli outcome.
Il contesto, tuttavia, sta cambiando rapidamente. Il sistema sanitario si sta orientando verso modelli basati sugli outcome, cresce la domanda di soluzioni per la gestione delle patologie croniche e la tecnologia consente finalmente di raccogliere dati longitudinali e sviluppare modelli predittivi.
“È su queste basi che nasce l’approccio di Mestrualia – come spiega la Ceo Franziska Rössler -. Costruire un ecosistema digitale B2B per la salute pelvica in grado di rendere il dolore visibile, misurabile e trattabile in modo più efficace. L’obiettivo finale è ambizioso ma concreto: arrivare a predire il trattamento più adatto per ogni paziente, migliorando la qualità della vita delle persone e, allo stesso tempo, supportando le aziende nella gestione sostenibile della salute delle collaboratrici”. CNA Alto Adige Südtirol con il gruppo Impresa Donna ha già promosso numerose serate informative per sensibilizzare i datori di lavoro su questo tema e la risposta è stata ottima. “Il dolore pelvico cronico non può più essere considerato un tema marginale – afferma la presidente di CNA Impresa Donna Patrizia Balzamà -. Riconoscerlo, affrontarlo e integrarlo nelle politiche aziendali non è solo una questione di benessere individuale, ma una leva strategica per il futuro del lavoro”.
