Prezzo carburanti: Bolzano il territorio in cui il rifornimento costa di più
Bolzano è il territorio italiano dove fare rifornimento costa di più: 1,961 euro al litro per la benzina e 2,10 euro per il gasolio. La geografia dei rincari segue una mappa diversa. Rispetto alla fine di febbraio, l’aumento più consistente della benzina si registra in Friuli Venezia Giulia, con oltre 29 centesimi al litro, mentre per il gasolio il primato negativo passa alla Sicilia, con quasi 40 centesimi. Subito dopo si colloca la Campania, con un incremento prossimo ai 39 centesimi.
È quanto emerge dall’elaborazione CNA sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati a oggi. La nuova rilevazione conferma differenze territoriali rilevanti, sia nel livello raggiunto dai prezzi sia nell’intensità degli aumenti. All’estremo opposto si trovano le Marche, dove si registrano i valori più contenuti per entrambi i carburanti: 1,903 euro al litro per la benzina e 2,037 euro per il gasolio. Anche nel territorio meno caro, il diesel ha ormai superato la soglia dei due euro.
A livello nazionale, l’ultima rilevazione pubblicata dal Mimit indica un prezzo medio sulla rete stradale self service di 1,911 euro al litro per la benzina e di 2,040 euro per il gasolio. Rispetto al 27 febbraio, la benzina è aumentata di 24,3 centesimi, pari al 14,6%, mentre il gasolio è cresciuto di 31,9 centesimi, pari al 18,5%.
Dopo Bolzano, per la benzina i prezzi più elevati si registrano in Sicilia, con 1,944 euro al litro, in Friuli Venezia Giulia, con 1,943 euro, in Valle d’Aosta, con 1,942 euro, e in Molise, con 1,940 euro. Seguono Calabria, con 1,938 euro, e Provincia autonoma di Trento, con 1,936 euro. I prezzi più bassi si rilevano nelle Marche, con 1,903 euro al litro, nel Lazio, con 1,909 euro, in Veneto, con 1,910 euro, e in Emilia-Romagna e Lombardia, entrambe con 1,913 euro. Tra Bolzano e le Marche la distanza raggiunge 5,8 centesimi al litro.
Ancora più elevati i valori del gasolio. Dopo Bolzano, dove il prezzo medio raggiunge 2,10 euro al litro, seguono Sicilia, con 2,090 euro, Friuli-Venezia Giulia, con 2,084 euro, Valle d’Aosta, con 2,074 euro, Calabria, con 2,071 euro, e Sardegna, con 2,068 euro.
Le Marche presentano il valore più contenuto, pari a 2,037 euro al litro, seguite dal Lazio, con 2,044 euro, e dall’Umbria, con 2,045 euro. Tra Bolzano e le Marche il divario è di 6,3 centesimi al litro.
L’elaborazione CNA mostra inoltre che la graduatoria dei rincari non coincide con quella dei prezzi più elevati. Per la benzina, l’aumento maggiore rispetto alla fine di febbraio si registra in Friuli Venezia Giulia, dove il prezzo è passato da circa 1,651 a 1,943 euro al litro, con un incremento di 29,2 centesimi. Seguono Piemonte e Toscana, con aumenti intorno ai 28 centesimi, e Lazio e Molise, con circa 27,8 centesimi.
Per il gasolio, la forte accelerazione degli ultimi giorni porta la Sicilia al vertice della graduatoria dei rincari. Il prezzo è salito da circa 1,692 euro di fine febbraio a 2,090 euro al litro, con un aumento di 39,8 centesimi. Segue la Campania, dove il diesel è passato da circa 1,673 a 2,059 euro, con un incremento di 38,6 centesimi. Vengono poi Friuli Venezia Giulia, con 37,6 centesimi, e Veneto, con 37,3 centesimi.
Per un’impresa che consuma mille litri, un rincaro di 40 centesimi determina una maggiore spesa di circa 400 euro. Un costo che si moltiplica rapidamente per le attività di trasporto, installazione, manutenzione, assistenza, costruzione e consegna e che non sempre può essere trasferito sui prezzi finali.
«Carburanti ed energia stanno tornando a muoversi nella stessa direzione, quella sbagliata per le imprese e per le famiglie», afferma Cristiano Cantisani, presidente di CNA Trentino Alto Adige. «Per una piccola impresa non si tratta di costi marginali. Sono le risorse necessarie per raggiungere i clienti, consegnare le merci, riscaldare i locali e far funzionare laboratori e macchinari. Quando questi rincari si sommano, comprimono i margini, frenano gli investimenti e riducono la competitività».
«Preoccupa inoltre un andamento non omogeneo a livello territoriale», prosegue Cantisani. «In Alto Adige e in Trentino i prezzi sono più alti e gli incrementi più marcati, creando ulteriori svantaggi competitivi per le imprese. Occorre rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi, vigilare lungo tutte le filiere e costruire una politica energetica strutturale, capace di garantire alle piccole imprese costi sostenibili e maggiore stabilità».
