Micro editoria patrimonio da difendere, servono regole e sostegni.

“Né piccole, né medie, né grandi. Ripensare il modello strutturale dell’editoria” è il titolo della tavola rotonda promossa da CNA Editoria nell’ambito del Salone del Libro per evidenziare il ruolo strategico della micro editoria italiana, tra difficoltà strutturali, trasformazioni del mercato e necessità di politiche pubbliche più efficaci.

L’editoria indipendente è settore sotto pressione. Nel 2024 in Italia sono stati pubblicati quasi 86mila titoli a stampa e oltre 37mila ebook, per un catalogo complessivo superiore a 1,5 milioni di titoli disponibili. Ma soltanto il 4% supera le 2mila copie vendute, soglia necessaria nella maggior parte dei casi per coprire i costi di produzione e distribuzione. A questo si aggiunge un dato preoccupante: il 42,8% degli italiani sopra i 15 anni non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno, mentre i lettori forti rappresentano appena il 6% della popolazione.

Per CNA Editoria occorre rafforzare gli strumenti di promozione della lettura, evitando meccanismi che rischiano di scoraggiare i giovani lettori. Inoltre serve assicurare maggiore visibilità per i piccoli editori nei circuiti distributivi, rafforzare gli acquisti delle biblioteche, aprire il sistema scolastico alla piccola editoria ed estendere App18 e Carta Cultura anche agli e-commerce dei piccoli editori.

Il presidente di CNA Editoria, Costantino Di Nicolò, ha sottolineato come “la micro editoria rappresenti identità territoriale, cultura e una delle espressioni più autentiche del Made in Italy”. Un comparto composto quasi interamente da micro e piccole imprese — il 98% del totale — che continua a svolgere un ruolo fondamentale nella diffusione culturale e nella valorizzazione delle comunità locali, nonostante margini ridotti, costi crescenti e difficoltà di accesso al mercato.