La vita lavorativa in Italia dura 33 anni, meno della media Ue. Necessarie soluzioni provinciali e nazionali
L’Italia è uno dei Paesi europei nei quali si vive più a lungo, ma anche uno di quelli nei quali si trascorrono meno anni nel mercato del lavoro. Nel 2025 la durata attesa della vita lavorativa si ferma a 33 anni, il secondo valore più basso dell’Unione europea dopo la Romania e ben quattro anni e mezzo in meno rispetto alla media Ue, pari a 37,5 anni. Lo evidenzia un’analisi di CNA nazionale che trova riscontro anche nelle politiche lavorative allo studio in Alto Adige.
Afferma il presidente Cristiano Cantisani di CNA Alto Adige Südtirol: “La vera questione previdenziale è una questione di lavoro, produttività e partecipazione. In un Paese che invecchia rapidamente, lasciare inutilizzata una parte così ampia del capitale umano non rappresenta soltanto un problema sociale, ma un limite strutturale alla crescita e alla tenuta futura del sistema pensionistico. Allungare la vita lavorativa non significa congelare il mercato del lavoro. Servono politiche mirate per l’occupazione giovanile e femminile, il rafforzamento dell’istruzione tecnica e professionale, l’apprendistato, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la formazione continua e l’invecchiamento attivo. Occorre inoltre sostenere la trasmissione delle imprese e delle competenze tra generazioni, valorizzando il ruolo delle micro e piccole imprese, che rappresentano una porta di accesso decisiva al lavoro e alla crescita professionale”.
“Come CNA – aggiunge la direttrice Lorena Palanga - accogliamo con favore che la Provincia di Bolzano si stia muovendo nella direzione di coinvolgere di più gli over 65 nel mercato del lavoro. Bene la misura che permette nella pubblica amministrazione di lavorare su base volontaria fino ai 70 anni. Ora lavoriamo insieme a formule analoghe per il settore privato. Non si tratta solo di forza lavoro, ma di competenze qualificate che, allungando la permanenza, potrebbero permettere di effettuare con i giusti tempi il passaggio alle nuove generazioni”.
La distanza dalle principali economie europee, analizzata da CNA, rimane molto ampia. La durata attesa della vita lavorativa raggiunge 40,2 anni in Germania, 37,5 in Francia e 36,8 in Spagna. Nei Paesi Bassi arriva addirittura a 44 anni: undici in più rispetto all’Italia. Il confronto con dieci anni fa conferma che l’Italia è avanzata, ma non abbastanza per recuperare terreno. Nel 2015 la durata attesa della vita lavorativa era pari a 30,7 anni: in un decennio è aumentata di 2,3 anni. Nello stesso periodo la media dell’Unione europea è passata da 34,9 a 37,5 anni, con una crescita di 2,6 anni. Il ritardo italiano rispetto alla Ue, anziché ridursi, è salito da 4,2 a 4,5 anni.
L’indicatore non misura l’età pensionabile né il numero di anni effettivamente lavorati da chi dispone di un’occupazione continua. Stima gli anni che una persona di 15 anni può attendersi di trascorrere nella forza lavoro, come occupata o disoccupata, sulla base delle attuali condizioni demografiche e dei livelli di partecipazione. Il risultato italiano riflette soprattutto l’ingresso tardivo dei giovani, le carriere discontinue e la bassa partecipazione femminile.
Il quadro assume un peso ancora maggiore in un Paese nel quale l’età mediana ha raggiunto 49,1 anni, gli over 65 rappresentano quasi un quarto della popolazione e la spesa pensionistica è pari al 15,5% del Pil, la quota più elevata nell’Unione europea.
