Senza alloggi a prezzi sostenibili l’economia provinciale collasserà. I dati del Servizio Mercato del Lavoro
“Se non verranno messe in atto tutte le azioni possibili per rendere l’Alto Adige attrattivo non solo per i posti di lavoro e la qualità della vita, ma anche per una reale integrazione di chi arriva da fuori provincia, a cominciare dal costo degli alloggi, la nostra economia è destinata al collasso”. Lo afferma Cristiano Cantisani, presidente di CNA Alto Adige Südtirol, analizzando l’ultimo numero di Mercato del lavoro News, periodico del Servizio Mercato del lavoro della Provincia di Bolzano.
“Senza l’apporto di lavoratori e lavoratrici provenienti da fuori provincia – si legge nell’analisi - solo un quinto della crescita occupazionale degli ultimi 20 anni sarebbe stata possibile”. In particolare “ci sono settori come l’agricoltura, il turismo stagionale, l’edilizia, la manifattura e il settore pubblico (pubblica amministrazione, istruzione, sanità e sociale), che senza tali lavoratori forse non sarebbero neanche cresciuti. La nuova forza lavoro – rileva lo studio - proviene in parte dal resto d’Italia, da una manciata di Paesi neocomunitari e da Paesi extracomunitari. L’edilizia, ad esempio, ha coperto oltre un terzo della crescita con cittadini albanesi e kosovari. La manifattura è cresciuta con lavoratori italiani provenienti da altre province e con lavoratori provenienti da Paesi neocomunitari. Il commercio ha assunto molti italiani provenienti da fuori provincia. Senza questi ultimi, il settore pubblico non gestito da privati non sarebbe potuto crescere”.
“Il fenomeno – chiosa Lorena Palanga, direttrice di CNA Alto Adige Südtirol – è trasversale e riguarda sia il mondo economico sia il pubblico impiego. L’impegno di tutti gli stakeholder e dei decisori politici deve convergere verso una piena ed agevole applicazione degli strumenti previsti, ovvero la realizzazione degli alloggi temporanei per lavoratori nelle zone produttive e la costruzione di nuovi alloggi o il recupero del patrimonio edilizio esistente nelle zone residenziali. Una programmazione urbanistica a monte che individui le aree di espansione residenziali e produttive ed una revisione normativa orientata verso lo snellimento e la facile applicazione dei regolamenti attuativi sono necessarie, attraverso il confronto con le parti sociali, per dare concretezza ai buoni propositi”.
A rendere il quadro economico particolarmente preoccupante sono i dati del Servizio Mercato del lavoro sui pensionamenti. Attualmente l’insieme dei datori di lavoro pubblici e privati deve preoccuparsi di sostituire complessivamente circa 3.000 pensionamenti all’anno. Tale numero crescerà progressivamente nel prossimo futuro: saranno circa 4.000 pensionamenti l’anno tra cinque anni e 5.000 tra dieci anni. Complessivamente saranno tra 60 e 70 mila i lavoratori dipendenti che andranno in pensione nei prossimi 15 anni.
